La giurisprudenza della Corte di Cassazione riconosce esplicitamente che chi fruisce dei permessi della Legge 104 per assistere un familiare disabile non è tenuto a una clausura domiciliare o a un’assistenza continua e ininterrotta h24.
Il tempo dedicato all’assistenza comprende anche le attività necessarie a rigenerare le proprie energie psicofisiche, a patto di rispettare precisi limiti per evitare contestazioni disciplinari o l’accusa di abuso del diritto.
Cosa consente la legge
Riposo e ristoro: Piccoli momenti per staccare, fare una passeggiata, prendere un caffè o sbrigare una breve commissione personale sono pienamente legittimi, poiché il benessere di chi assiste è funzionale alla qualità dell’assistenza stessa.
Commissioni indirette: Rientrano nel perimetro della tutela anche le incombenze svolte fuori casa per conto del familiare (spesa, farmacia, pratiche burocratiche o mediche).
Cosa costituisce abuso
Uso prevalente per fini personali: Utilizzare l’intera giornata o la maggior parte delle ore di permesso per viaggi di piacere, svaghi prolungati, gite fuori porta o altri impegni del tutto estranei al disabile.
Mancanza del nesso causale: Il permesso non può diventare una giornata di ferie aggiuntiva pagata dalla collettività (INPS). L’attività prevalente della giornata deve comunque rimanere ancorata al supporto del familiare.
In sintesi, ritagliarsi un momento di respiro all’interno della giornata di assistenza è un diritto tutelato; ciò che la legge sanziona è l’allontanamento prolungato che snatura la finalità del beneficio.